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Walter Molino è stato uno dei patriarchi del fumetto italiano, la sua firma è diventata famosa soprattutto per le copertine della Domenica del Corriere.

Molino, quando iniziò a disegnare fumetti?
Ho cominciato giovanissimo, a quindici, sedici anni.
Fu un compagno di scuola che mi indicò agli editori dell'attuale Grand Hotel. Il provino andò bene e cominciai l'attività come disegnatore di fumetti.

Virus è stato un personaggio importante nella storia del fumetto italiano. Come è nato?
È nato da un racconto, lo inventò Federico Pedrotti…
Ho fatto anche dei fumetti con testi di Zavattini, come… Zorro della metropoli. Quei testi Zavattini li firmava con una Z.

Ha nostalgia per quegli anni?
No, nostalgia mica tanta: era una fatica enorme.
Adesso preferisco fare le cose più tranquillamente e con un tono un po' più artistico: vedi le acqueforti.

In queste acqueforti lei disegna finalmente delle donne nude…
Cosa che non potevo fare allora, perché la censura era severissima.

Fino a dove poteva arrivare?
Niente: scollature fino al collo. Se mi azzardavo ad una scollatura più profonda o ad un ginocchio scoperto, dovevo immediatamente ricoprire.