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Intervistare
Benito Jacovitti è come intervistare la nostra adolescenza,
o meglio ancora quella parte del nostro cervello dove vivono le
risate.
Il suo modo di disegnare non ha mai smesso di accompagnarci, il
suo universo era talmente appassionante e originale da diventare
reale.
Credo che sia una delle più lunghe interviste concesse da
Jacovitti, in cui si racconta in maniera divertita e arguta.
Il tutto è avvenuto nel suo studio, che ha visto nascere
molti dei suoi personaggi che vivono nella nostra memoria come dei
parenti.
Prima di andar via, mi regalò un piccolo schizzo di una donna
nuda, che tengo nel cassetto e mi accompagnerà sempre, come
la sua infinita genialità.
Quando
ha cominciato a disegnare Jacovitti?
Nel
1939, a sedici anni, ero a Firenze al liceo artistico e, nella parrocchia,
un certo Paschetta mi chiese di cominciare a fare una storia per
Il Vittorioso: feci Pippo, Palla e Pertica, poi continuai con una
serie di personaggi, il più importante e' nato nel 1957:
era Cocco Bill, ma prima era nato Tex Revolver, nel 1947, un pre-Cocco
Bill anche lui con il cavallo che parla, ripreso in Francia per
Lucky Luke.
In Italia conoscevamo lo spaghetti western, quando Sergio Leone
ancore non firmava col suo vero nome. Bene, per smitizzare, questo
personaggio beveva camomilla: per calmarsi.
Di
tutti i personaggi che ha creato a quali e' più affezionato?
Cocco Bill e alla signora Carlo Magno, una
super woman creata nel '41 che mi ricorda mia nonna, buonanima,
che era una vecchia terribile. Durante la guerra, in seguito ad
un bombardamento, ebbe una gamba fratturata e curata male. Rimase
con una gamba più corta, gliel'hanno accorciata. Girava con
una stampella e un giorno l'ha rotta sulla schiena di un malintenzionato,
con forza. Questa vecchia nonna, molto dura anche con noi, che ne
avevamo paura, mi ha ispirato.
Sono affezionato a Cocco Bill perché amo il genere western,
e a questa donna: non per fare il femminista o l'antifemminista,
ma per fare una caricatura al Superman che c'era già in quegli
anni: alla fine degli anni Trenta, inizio dei Quaranta.
I
salami e le lische di pesce seminate per terra, come nascono questi
arredi?
In
attesa che mi venga l'idea. Quando nasce una storia io conosco solo
il titolo ma non so come andare avanti. Allora, facendo una vignetta
su una tavola
prima di iniziarne un'altra, invece di restare
col pennino in bocca in attesa, io riempio gli spazi vuoti della
tavola precedente con lische, ossa ed altre cose che penetrano nel
terreno... Questo ha fatto dire a Metz, a Eco, a del Bono ed altri,
che dietro c'era qualcosa di erotico, ma io non ci pensavo neanche
lontanamente
Anche se io ho fatto una satira dell'erotismo nel 1980-81 su settimanali
per soli uomini
Come
no, la famosa sua rilettura del Kamasutra
Sì
e su questo ho fatto addirittura centodieci pose. E due ragazze
di Milano mi hanno telefonato chiedendomi di provarle con loro queste
cento e dieci pose. Io ho risposto che ero sposato da una quarantina
d'anni e non avevo mai fatto nemmeno un cornetto a mia moglie. Allora
mi hanno detto: "Lei è molto bravo, Jacovitti, però
è un pirla.
Dietro
le sue spalle c'e' un cartello che dice: Vietato cosare. Cosa significa?
Tutto.
Cosare è tutto, oggi: dalle tangenti,alla mafia, alla ndrangheta,
la sacra rota
come si chiama quella delle puglie... La volgarità,
l'incomprensione, l'inimicizia, l'odio che c'è tra le persone
Tutte le cose che vorrei io: che il mondo fosse piùtranquillo.
Quindi: vietato cosare.
Però vevo un altro cartello con scritto "Attenti al
dromedario".
E la gente mi chiedeva: "Come mai lei ha un dromedario?"
"Me lo ha regalato mio zio che ha un circo". E poi, mentre
annaffiavo il giardino, facevo il verso del cammello, e la gente
affacciava per vedere
Sono
53 anni che lei convive con il fumetto.
Che cos'è per lei oggi il fumetto,
esprimersi a fumetti?
Un mondo che forse sarà cancellato dalla TV e dai nuovi media.
I ragazzi seguono di più la televisione, con il telecomando,
stanno per ore fissati lì. Il fumetto è rimasto solo
per pochi amatori, ma può sopravvivere se cambia il gusto
e la tecnica, perché oggi i fumetti si possono fare in gruppo,
uno fa le matite
.
Io ho sempre fatto tutto da solo: testi, disegni... L'unica persona
che mi aiuta è un certo Castellari che, da trentasette anni,
mi dà i colori, io metto i numerini da uno a venticinque,
lui li conosce a memoria: io metto per esempio qui il 12 perché
è il rosa, 11 per il rosso, 24 viola, 25 il bianco e così
via
Vengono fuori questi disegni a colori qui, perché per me
colorare è una perdita di tempo, e lui è bravo. Questi
colori poi sono difficili da dare, non sono pastelli, sono adatti
per la stampa, risultano compatti.
Lei
ha inventato anche il diario Vitt, che ha accompagnato intere generazioni
a scuola
Ho
iniziato nel 1945, subito dopo la guerra, a Roma, e negli anni Sessanta
era l'unico e vendeva 2 milioni e mezzo di copie: quindi ho venduto
più di Eco in Italia.
I testi erano fatti da Gervasio, da Montanelli, da Zavoli da Paternostro,
da Ruggero Orlando e da tanti autori. Io facevo i disegnini.
Era
un modo per rimanere sempre a scuola .
Sì,
poi l'ho fatto per un'altra casa editrice perché nel 1981
ho litigato con l'Ave a causa dei disegni erotici. Mi hanno detto
di smettere di farli ed io, siccome sono un liberale
D'altra
parte li ho fatti solo per due anni quei disegni lì.
Poi
si è stufato?
No
In quegli anni in Italia siamo capitati in piena Svezia senza avere
una adeguata educazione sessuale. Oscenità sulle televisioni
private, nelle edicole
albetti pornografici su Biancaneve,
Cappuccetto Rosso
e io prendevo in giro il sesso facendo per
esempio gli uomini col pene a forma di rubinetto, le donne con tre
seni
Quando
si è trovato ad essere giudicato per la politica lei che
faceva, rideva?
Sì,
lasciamo perdere, perché io sono diventato amico di queste
persone
Da sinistra ci sono state delle persone che hanno
scritto a Linus dandomi del fascista, quelli di estrema destra mi
hanno telefonato minacciandomi di morte. A loro ho detto che mi
chiamo Benito: "Eia eia alala
"
Lei
stava in mezzo, insomma?
In
mezzo e in alto, poi faccio delle panoramiche e vedo la gente dall'alto.
A me dà fastidio la folla, non ho mai visto una partita di
calcio per non stare in mezzo alla folla, non vado mai in tram perché
la gente ti sta addosso. Sono solitario. Gli umoristi sono o tristi,
o solitari, o matti. Io sono tutte e tre le cose, un clown
Sto in mezzo, faccio cose strane e la folla intorno
Il mio umorismo è basato sull'assurdo, anche se ho dei riferimenti
ad un'epoca precisa, gli anni Trenta: i vestiti, i costumi, le automobili
di Ridolini, gli aerei tozzi.
E poi sembrava che tutto funzionasse meglio, la posta arrivava il
giorno dopo
Ma forse perché ero ragazzo e quando si è ragazzi
si è più felici.
Ci
racconti la battuta a cui è più affezionato.
Non
so raccontare e un vignettista non può ripetersi, io devo
fare ogni giorno una battuta nuova.
I comici dicono la barzelletta per sei mesi, io non mi ricordo
.
Forse questa
C'è un tipo sulla carrozzina a mezzo busto
senza le gambe e ne incontra uno che ne ha quattro: "Io ho
perso le mie gambe nella prima guerra mondiale". E l'altro:
"Io le ho trovate nella seconda..."
Ma detta così
Una battuta ha bisogno del disegno, a volte può essere anche
muta.
Le battute certi disegnatori le mettono fuori dal disegno, che potrebbero
andare anche senza la vignetta, come fa Schultz.
Io preferisco Quino, con Mafalda , umorista più vicino al
mio carattere.
Ha
qualche nostalgia?
Quella
di ritornare giovane! Io a sessantanove anni mi vedo sempre uguale
allo specchio, come a sedici anni. Sono gli altri che mi vedono
con i capelli bianchi
Vorrei essere giovane anche fisicamente.
Ma chi si accontenta gode.
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