Fellini, lei ha avuto una storia molto bella con il fumetto italiano; molti anni fa, quando il fascismo vietò in Italia le storie di Flash Gordon…

…di Mandrake e di tutte le storie che arrivavano dall'America...

…in nome di un'autarchia allora imperante, lei, per la Nerbini, continuò le storie di Gordon.

Questo è un episodio che sta diventando leggendario. Io ho soltanto continuato la sceneggiatura, prevedendo, da quello che avevo letto e da quello che era stato pubblicato fino a quel momento, come i vari episodi si sarebbero configurati.

Ho cercato di immaginare la continuazione di questa storia, mentre Giove Toppi, un disegnatore della Nerbini, ha tentato di imitare il segno grafico di Raymond, di Alex Raymond il disegnatore.
C'è una strettissima parentela tra il modo di raccontare una storia attraverso il segno grafico immobile, e quello mobile… in movimento del cinematografo.

Non credo che si possa riproporre nel cinema il fascino più misterioso, più suggestivo del fumetto, perché sono veramente due modi di espressione diversi. Il fumetto può prestare al cinema i suoi personaggi, può prestare al cinema le sue storie, può prestare al cinema anche il suo tipo di fantasia, ma non la sua suggestione più segreta, che è quella dell'immobilità delle farfalle trafitte dallo spillone.