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1983: già all'epoca
Sergio Bonelli è un veterano del mondo del fumetto, ma ancora
racconta con grande modestia il suo lavoro di sceneggiatore, ed
il profondo rispetto per la figura del padre, Gian Luigi Bonelli,
come uomo e come artista.
Non
siamo riusciti ad intervistare Gian Luigi Bonelli, l'inventore e
lo sceneggiatore di Tex Willer, perché è su un'isola
Beato lui, ha bisogno di questi suggerimenti
ambientali e quindi ne sta, giustamente, approfittando.
Sergio Bonelli è il figlio di Gian
Luigi e fa la stessa professione del padre.Sì.
Diciamo però che io la faccio più come hobby, perché
mi dedico maggiormente alla casa editrice; ad un certo momento però,
essendo un uomo curioso, ho voluto mettermi
dall'altra parte della barricata, per vedere quanto fosse difficile
scrivere queste sceneggiature.
Quali personaggi hai inventato?
Il primo, che risale ormai a una quindicina
di anni fa, si chiama Zagor: è un personaggio fantastico,
erroneamente assegnato al genere western, molto più legato
alla fantasy e all'avventura tradizionale.
L'altro, più recente, si chiama Mister no ed è un
personaggio atipico, le cui avventure sono ambientate in Sud America;
ha avuto un grande successo con i lettori più giovani, direi
proprio perché è in antitesi con il classico eroe
del fumetto.
Quanto
ha pesato sul tuo lavoro l'ombra di Bonelli padre?
Tantissimo, perché lui nella storia
del fumetto italiano ha un peso notevolissimo. Anzi è proprio
questo il motivo per cui io non mi sono mai firmato come sceneggiatore.
Adesso tu stai rivelando un piccolo segreto che io ho sempre difeso,
proprio per il rispetto che la figura di mio padre merita.
Per quello che lui ha fatto per il fumetto italiano, al di là
del fatto di avere creato Tex, meritava che non ci fossero delle
confusioni tra vari Bonelli.
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